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Un gruppo di ricercatori americani ha messo a punto
un carburante diesel ricavato da piante e animali


Mettete un fiore
nei vostri serbatoi

Inoltre: il mondo alla rovescia con i metamateriali
ol galateo delle civette, le differite del cervello


a cura di GALILEO
 

ROMA - Un carburante diesel ricavato da piante e animali potrebbe ridurre del 25 per cento le emissioni inquinanti. Lo affermano i ricercatori dell'Università del West Virginia che hanno messo a punto una miscela composta per il 35 per cento da oli vegetali e grassi animali e per il restante 65 da carburante convenzionale. Il "cocktail biologico" rilascia una quantità minore di monossido di carbonio e di idrocarburi rispetto al propellente analogo ricavato dal petrolio. Ciò sarebbe dovuto al più alto contenuto di ossigeno del biodiesel, che consente al carburante di bruciare meglio e quindi di ridurre le emissioni. "Il cosiddetto biodiesel ha lo stesso rendimento di quello normale ed è adatto a tutti i motori diesel", afferma Mridul Gautam, capo del team di ricerca. E aggiunge: "Il suo utilizzo potrebbe ridurre notevolmente il consumo di petrolio e migliorare la qualità dell'aria, abbassando del 14 per cento l'emissione di monossido di carbonio e del 10 per cento quella di idrocarburi".

Il mondo alla rovescia dei metamateriali
Una nuova classe di materiali con proprietà fisiche inusuali è stato creato all'Università della California di San Diego utilizzando fili di rame opportunamente intrecciati con anelli dello stesso elemento. Battezzati "metamateriali", i nuovi composti hanno proprietà fisiche inverse rispetto a quelle dei materiali ordinari. Per esempio, una comune lente fatta di "metamateriale" disperde un raggio di luce che la attraversa invece di concentrarlo in un unico punto. Anche altri fenomeni fisici - l'effetto Doppler, la legge di Snell o la "regola della mano destra" - appaiono esattamente al contrario. Le proprietà magnetiche della materia vengono quindi ribaltate ma, come afferma Sheldon Schulz, uno dei leader del gruppo, "la cosa interessante è che non è stato usato alcun materiale magnetico: è tutto fatto con il rame". La possibilità di creare in laboratorio materiali con queste singolari caratteristiche era stata ipotizzata nel 1968 dal fisico russo Victor Veselago. Finora, però, gli scienziati non ci erano riusciti. Lo studio di Sheldon Schulz e David Smith, pubblicato su Physical Review Letters - apre quindi le porte a una nuova disciplina nello studio dei materiali. Ma non solo: le applicazioni commerciali promettono sviluppi interessanti, al punto che i ricercatori statunitensi hanno già depositato il brevetto per la produzione dei metamateriali.

No agli antipiretici per chi soffre d'asma
L'uso quotidiano del paracetamolo - l'analgesico contenuto nei comuni antipiretici come la tachipirina - è sconsigliato ai malati d'asma. Lo affermano i ricercatori del Dipartimento londinese di Salute pubblica, che hanno monitorato, nell'arco di un anno, 664 asmatici e 910 persone sane tra i 16 e i 49 anni. Secondo gli studiosi, chi assume quotidianamente il farmaco ha il 160 per cento di probabilità in più di essere colpito da un attacco asmatico rispetto a chi non lo prende. Anche se il paracetamolo viene preso una sola volta alla settimana la percentuale di rischio aumenta dell'80 per cento. L'utilizzo frequente di questo analgesico, inoltre, provocherebbe riniti nei pazienti sani. La spiegazione? Eccola: l'abuso di paracetamolo diminuirebbe la circolazione del glutatione, un antiossidante che protegge i polmoni dai radicali liberi presenti nelle vie respiratorie. Chi soffre di asma - ammoniscono gli scienziati - non dovrebbe sostituire l'aspirina o i farmaci non steroidei con il paracetamolo. E anche chi ne fa uso frequente dovrebbe limitarne l'assunzione.

Il galateo delle civette
Nei nidi della civetta dei fienili regna un'insolita armonia: invece di "sgomitare" tra loro per accaparrarsi il pasto, i pulcini danno la precedenza ai fratellini più affamati. Finora si pensava che il pigolio dei piccoli di Tyto alba, questo il nome scientifico della specie, fosse uno stratagemma per attirare l'attenzione dei genitori. Ma lo zoologo Alexandre Roulin dell'Università di Berna, Svizzera, ha notato che esse pigolano anche quando questi sono lontani. I pulcini, quindi, comunicano tra loro. Per dimostrarlo Roulin ne ha prelevati due da una nidiata e ne ha nutrito solo uno: dopo il pasto il pulcino sazio è rimasto tranquillo finché il fratello, che invece pigolava incessantemente, non è stato a sua volta sfamato. Roulin ha anche scoperto che, stranamente, le nidiate numerose sono meno rumorose di quelle con pochi pulcini. Secondo lo studioso, i piccoli non pigolano quando sanno che le possibilità di essere nutriti sono scarse. "L'intensità del pigolio", spiega Roulin, "è un segnale per i fratelli: chi ha più fame grida più forte, mentre gli altri risparmiano le forze e aspettano pazientemente il loro turno". Lo studio di Roulin, pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society e ripreso da New Scientist, apre una nuova via alla ricerca sulle modalità di comunicazione tra gli uccelli.

Il cervello vede in differita
Tutti noi viviamo nel passato: ciò che vediamo è infatti accaduto 80 millisecondi prima, giusto il tempo di un battito di ciglia. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Science da David Eagleman e Terrence Sajnowsky, del californiano Salk Institute for Biological. Per i due scienziati, la percezione funziona come uno show televisivo: pensiamo che sia in diretta, ma in realtà la trasmissione è ritardata di circa tre secondi. E anche il cervello "tratta" in differita ciò che gli occhi vedono. Per dimostrare la loro teoria, Eagleman e Sajnowsky si sono serviti di un fenomeno ottico conosciuto come "flash-lag". Se una luce lampeggiante viene messa al centro di un anello in movimento, guardandola, si ha l'impressione che il flash provenga da una zona al di fuori del cerchio. E questo fenomeno accade qualunque sia la direzione del moto: è come se per l'osservatore la luce "inseguisse" sempre l'anello nello spazio. In particolare, se il cerchio viene fermato, la luce viene vista al centro. "Ciò significa - afferma Eagleman - che il nostro cervello inizia a immaginare il futuro di un evento ancora prima di elaborare consapevolmente ciò che ha appena visto". E quindi ciò che vediamo è in differita di 80 millisecondi, tempo nel quale il cervello è impegnato a "predire" il futuro.

Come finisce lo sprint
Gli atleti che gareggiano su distanze inferiori ai mille metri diminuiscono bruscamente la propria velocità all'aumentare della distanza percorsa. Il fatto è abbastanza intuitivo ma Sandra Savaglio dell'Istituto Spaziale di Baltimore e Vincenzo Carboni dell'Università della Calabria sono riusciti a spiegare il repentino calo delle prestazioni durante il primo chilometro di corsa. In un articolo pubblicato su Nature i due ricercatori hanno dimostrato che dopo 150-170 secondi dall'inizio della gara, l'atleta passa da un metabolismo anaerobico - tipico degli sprinter alla Mennea - a uno aerobico, proprio di fondisti e mezzo-fondisti. La regola è valida anche per il nuoto dove il passaggio da un tipo di metabolismo all'altro avviene dopo i primi 400 metri. Per le performance podistiche sotto ai 10 mila metri, i ricercatori hanno stabilito anche che il tempo impiegato a finire la gara aumenta in modo esponenziale con la distanza che lo sportivo deve percorrere. I due ricercatori hanno poi smentito che le donne siano migliori degli uomini nella corsa su grandi distanze. Lievi differenze, infatti, si registrano solo nel nuoto dove la diversa struttura corporea consente alle donne di avere un maggiore galleggiamento e quindi di "planare" meglio sull'acqua.

(25 marzo 2000)
 


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